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Caldissime
UK e Spagna, problemi simili ma prospettive diverse
Contrariamente al senso comune, e con un po’ di disagio da parte inglese, il Regno Unito e la Spagna attualmente presentano alcune somiglianze notevoli: dall'aumento del debito pubblico in rapporto al Pil ai disavanzi di bilancio e alla recente performance del Pil. In dettaglio, in entrambi i Paesi la crescita del Pil è inferiore al livello toccato nel 2008, indicando una recessione con doppio minimo, il disavanzo di bilancio è superiore all’8% del Pil 2011, il rapporto debito pubblico/Pil dovrebbe raddoppiare nel 2014 e i prestiti delle banche alle imprese sono scesi al tasso annuo del 3%. Ciò nonostante, la convinzione diffusa secondo cui il Regno Unito è in una posizione più favorevole della penisola iberica è sostanzialmente valida. Lo sostengono gli esperti di Goldman Sachs, che sono giunti alla conclusione che l’Inghilterra abbia maggiori chance di uscire dalla crisi confrontando le differenze dei mercati immobiliari e del lavoro così come del tasso di cambi. Questi vantaggi sottostanti si riflettono nelle previsioni di crescita del Pil nel prossimo biennio, anche se il loro impatto è stato oscurato dal 2008 a oggi. Ambedue le economie stanno cercando di reagire alla crisi valutaria ma i vantaggi della svalutazione monetaria, una maggiore flessibilità del mercato del lavoro e l'assenza della bolla immobiliare porteranno a una migliore performance di crescita nel Regno Unito rispetto alla Spagna nel corso dei prossimi due anni. La svalutazione ha infatti l’effetto di migliorare la competitività attraverso la riduzione dei salari reali dei lavoratori e l’aumento del prezzo relativo delle attività esportabili. Due aspetti complementari che portano a un aumento della redditività delle attività commerciali. I segnali di questa tendenza sono già evidenti in Gran Bretagna, sebbene gli esportatori sembrano finora averne tratto i maggiori benefici in termini di margini di profitto più che di volumi di vendite. All'interno dell'unione monetaria la Spagna non può invece contare su variazioni del tasso di cambio nominale per sostenere le esportazioni. Un maggiore onere spetta quindi alla flessibilità del mercati del lavoro, un tema sul quale il governo spagnolo si è impegnato ma che non ha ancora dato gli esiti sperati. Dopo lo scoppio della bolla immobiliare, non è infatti riuscito a spostare le risorse dal settore delle costruzioni ad altri comparti più dinamici. Un tasso di disoccupazione del 25% circa è la testimonianza di questo fatto.
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