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15/05/2012 17.40 | Tutte | Indietro
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Caldissime

Grecia alle urne, panico sui mercati europei

Di Annalisa Vilardo

Grecia alle urne, panico sui mercati europei

Dopo il fallimento delle trattative per la formazione del nuovo governo greco si è seminato il panico tra le borse europee. A fine seduta il Ftse Mib ha ceduto il 2,56% a 13.311 punti, con lo spread Btp/Bund salito a 442 punti base. Nel resto d'Europa Londra ha perso lo 0,63% a 5.430 punti, Parigi lo 0,71% a 3.036 punti e Francoforte lo 0,91% a 6.393 punti.

A Wall Street i listini azionari scambiano in rialzo, in seguito alla lettura preliminare del Pil dell'eurozona del primo trimestre, nonostante la tesa situazione ellenica. Il Dow Jones guadagna lo 0,04% a 12.700 punti e il Nasdaq Composite lo 0,32% a 2.911 punti. Il Pil preliminare del primo trimestre dell'area euro è rimasto stabile sia a livello trimestrale che tendenziale, superando le attese (-0,2%).

L'attenzione è rimasta puntata sulla Grecia, dove i leader dei partiti politici non sono riusciti a raggiungere un accordo per la formazione di un governo di coalizione, aprendo la strada a nuove elezioni probabilmente già a giugno.

Il leader del partito socialista, Evangelos Venizelos, ha annunciato il mancato accordo, incolpando la coalizione di Sinistra radicale Syriza. Il presidente Karolos Papoulias aveva avviato le trattative per la formazione di un Governo di coalizione, dopo che i tentativi dei capi dei primi tre partiti erano falliti.

Sul fronte macroeconomico, il Dipartimento del Lavoro ha reso noto che l'indice dei prezzi al consumo negli Usa ad aprile è rimasto invariato su base mensile (dato destagionalizzato) e ha visto un aumento del 2,3% anno su anno (dato non destagionalizzato, contro un consenso di +0,1% mese su mese e +2,4% anno su anno. Le vendite al dettaglio di aprile sono aumentate dello 0,1% su base mensile (+0,2% mese su mese il consenso) e del 6,4% a livello tendenziale, mentre l'indice Empire State Manufacturing elaborato dalla Fed di New York a maggio si è attestato a 17,09 punti rispetto ai 6,56 punti di aprile (9 punti il consenso).

Le vendite al dettaglio delle catene nazionali statunitensi nella prime due settimane di maggio sono scese dello 0,8% a livello mensile. Inoltre, i flussi netti di capitali esteri di marzo sono risultati pari a -49,9 miliardi di dollari contro i +107,7 miliardi di dollari del mese precedente.

Il deficit di bilancio Usa è "insostenibile nel lungo periodo", ha detto il segretario al Tesoro Timothy Geithner, avvertendo i parlamentari che il mondo non avrà per sempre fiducia nel sistema politico statunitense se Washington non sarà in grado di affrontare i problemi fiscali del Paese. Per questo ha auspicato che il Congresso innalzi senza drammi il limite del debito, che verrà sforato nella seconda parte del 2012.

Geithner ha inoltre sottolineato come il buco da 2 miliardi di dollari ammesso da Jp Morgan Chase evidenzi la necessità di riforme del sistema finanziario. "Penso che questo fallimento del risk management sia davvero la dimostrazione della necessità di una riforma della finanza", che protegga l'economia, il sistema finanziario e i contribuenti da tali errori.

A Piazza Affari forte accelerazione al ribasso per il settore bancario, che nella mattinata non aveva risentito del downgrade di Moody's: Bper è stato il peggiore del paniere con un calo dell’8,79% a 3,672 euro, seguito da Banco Popolare (-6,77% a 0,909 euro), Unicredit (-5,53% a 2,526 euro), Ubi Banca (-5,35% a 2,302 euro), Bpm (-4,86% a 0,325 euro) e Mediobanca (-3,92% a 3,04 euro).

Intesa Sanpaolo, che ha diffuso i risultati del primo trimestre migliori delle attese, è scesa del 5,47% a 0,9765 euro. Male tra le blue chip anche A2A (-5,13% a 0,5175 euro) e Mediolanum (-5,68% a 2,724 euro). Si sono salvati invece Campari (+1,59% a 5,445 euro) dopo i positivi conti trimestrali, Tod's (+0,37% a 82 euro), Parmalat (+0,30% a 1,685 euro) e Stm (+0,10% a 3,886 euro).

Sul Ftse Italia Mid Cap tonfo di Iren (-12,17% a 0,4228 euro) dopo la pubblicazione dei numeri dei primi tre mesi del 2012 inferiori alle attese secondo gli analisti di Intermonte. E' crollato anche Credito Valtellinese (-6,30% a 0,982 euro), che ha chiuso il primo trimestre con utile e raccolta globale in calo. L'utile netto è sceso del 14,2% a 19 milioni di euro, mentre la raccolta globale è calata dell'1,4%, a 33,2 miliardi.

In rosso infine Credem (-1,82% a 2,808 euro), che ha archiviato il primo trimestre con un utile netto consolidato di 41,6 milioni con un incremento del 35,9% rispetto all'anno prima. Il Core Tier 1 a fine marzo era al 9,24%, senza aver fatto ricorso ad aumenti di capitale. Il margine di intermediazione si è attestato a 238,7 milioni di euro in crescita del 5,4%. A causa dell'incertezza del contesto macroeconomico, il gruppo ha deciso di prorogare la formulazione del nuovo piano triennale.

Per quanto riguarda le prospettive per il 2012, l'istituto ha sottolineato che "il quadro economico generale permane negativo, analogamente le tensioni e la volatilità dei mercati finanziari non sembrano attenuarsi, determinando condizioni nel complesso sfavorevoli per l'operatività delle banche, le cui prospettive di redditività per l'anno in corso restano contenute".


1 Commento
Inviato il: 15/05/2012 18.29   
Da: il gallo parlante
Ancora in stallo.
Ribadiamo il concetto che ormai solo il tempo potrà modificare la situazione di stallo che si è ormai verificata nella zona EU, ma attenzione perché il tempo fa anche dimenticare i problemi e le malattie in questo caso economiche. Non servono le solite alchimie finanziarie, ma bisogna scavare alla radice delle cose.Ormai di fatto la zona EU viaggi su due corsie la prima preferenziale Franco-Germanica e la seconda degli altri stati. Anche il voler a tutti i costi imporre attraverso l’EBA regole ferree per tutte le banche a nostro avviso è un procedimento seppur corretto e giusto,ma che dovrebbe lasciare spazio a regole di altro genere, che portino ad un’effettiva legislazione e formazione di un vero governo centrale a Brusselles.Non pensiamo che un’Europa possa funzionare iniziando da provvedimento economici e finanziari. Inoltre visto che funziona già su due binari, perché non regolarizzarlo con un serpentone 2? Riguardo al nostro paese, pensiamo inoltre che solo dopo l’effettiva introduzione delle nuove tassazioni del governo Monti si potrà capire definitivamente la questione interna di prosperità e di occupazione del pese, in quanto come scritto in precedenza, se un’ industria o impresa a tutti i conti di bilancio e i conti bancari in perfetto equilibrio, ma non vende i propri prodotti, è destinata a tempi non certo rosei.
Lo abbiamo ampiamente descritto che lo spread è inversamente proporzionale ai mercati azionari, ma il pensiero che ci sorge è ben più importante,come mai allora la manovra del Dr.Monti,con tutto il rispetto che gli portiamo, apprezzata dai grandi, dalla Siga. Merkel ,sta tranquillamente riagganciando quota 470? Allora nasce il dubbio, ma questa manovra a che cosa è servita? A noi sembra a togliere altri spiccioli dalle tasche della gente, ma non importa la cosa importante è rimanere nell’EU, o no?

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